Il grande
sipario tricolore di Jesolo si è alzato sui campionati
italiani di tennistavolo. L’occhio dell’appassionato
gode entrando nel Palazzo del Turismo della cittadina veneta.
Quella distesa blu che si appoggia sul taraflex rosso. Un
singolare maschile di quarta categoria con oltre cinquecento
iscritti e centoventi gironi, che meravigliosa festa del
topspin.
Una grande organizzazione per la manifestazione principe
della stagione. In attesa di vedere all’opera i nostri
“fenomeni”, da Mondello a Piacentini che forse
si rigiocheranno tra loro il titolo assoluto, da Stoyanov
che sembra non trovare avversari fra i seconda, ai vari
Mersi, Spinnicchia, Sabatino e Zuanigh, notavo alcune cose
proprio alla vigilia della manifestazione.
Domenica ero a Jesolo per il torneo internazionale riservato
ai disabili e vedevo i dirigenti nazionali della Fitet,
fra cui Di Napoli, lavorare alacremente agli ultimi preparativi.
Nessun veneto, però, a parte il consigliere nazionale
Leopoldo Visentin, nessuno del Comitato Veneto. Un’assenza
che non è passata inosservata e che conferma la divisione
che c’è tra Roma e Padova, resa ancor più
profonda dalla riconferma di Gianfranco Trovò alla
presidenza del Comitato Veneto.
Una elezione mal digerita dai vertici federali. “L’Italia
ha due problemi – avrebbe confidato un dirigente nazionale
– uno di questi è il Veneto”.
Quando all’inossidabile presidente veneto fu chiesto
il motivo della sua candidatura, in occasione dell’incontro
con Franco Sciannimanico, a un mese e mezzo dall’assemblea
elettiva veneta, egli rispose: “Resto due anni per
poter tagliare il traguardo dei sessant’anni in Fitet”.
Quando poi qualcuno gli chiese se condividesse il programma
del nuovo presidente della Fitet e le sue direttive, Trovò
ebbe modo di glissare dicendo che in linea di massima lo
condivideva.
Mai bugia fu detta meglio, in quanto la prova che il Veneto
va esattamente nella direzione opposta a quella percorsa
dalla Fitet l’hanno fornita gli ultimi campionati
veneti assoluti disputati ad Abano.
A
parte i tavoli non tutti della stessa marca, quel che colpiva
al primo colpo d’occhio era la desolazione, testimoniata
anche dalle immagini inserite in questo angolo.
Che differenza, ahinoi, dalla cornice di Jesolo!
I campionati italiani sono la vetrina del nostro sport,
ha spiegato in conferenza stampa Sciannimanico. Così
come i campionati veneti dovrebbero essere la vetrina del
movimento della nostra regione, diciamo noi atleti e dirigenti.
Ma è una vetrina vuota, espressione della pochezza
e della nullità di un comitato che da troppi anni
governa le cose in questa maniera.
Un comitato che, fra l’altro, non è stato capace
di riappropriarsi (nel senso di farlo tornare a vivere con
tornei regionali e nazionali) del Palatennistavolo di Verona,
altro esempio di incapacità dirigenziale e di mancanza
di volontà costruttiva.
Un comitato che, evidentemente, è quello che le società
del Veneto si meritano…
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