Il
sipario sul cinquantacinquesimo Festival della Canzone italiana
di Sanremo è calato definitivamente. Ha vinto Francesco
Renga (il nome è tutto un programma) compagno di
vita di Ambra Angiolini. Ma di nuovo non c’è
stato molto, anche se bisogna dire che per Paolo Bonolis,
il suo conduttore, si è trattato di un successo.
A parte i numeri, che resta di questa Saga delle banalità,
dove le canzoni sono tutte uguali (o io davvero non ne capisco
nulla, il che può essere vero), scontate, pesanti,
digeribili solamente se accompagnate da un bicchier d’acqua
con dentro sciolta una bustina di bicarbonato.
Il nulla. Apparizione di Vasco Rossi a parte. Perché
Vasco è sempre Vasco. O no ?
Personalmente di questa settimana canora, guardata di sfuggita
giusto perché mi trovavo a far la siesta sul divano
con sopra Carletto, il mio dolce “cagno” che
quando lo accarezzi fa le fusa, non mi resta nulla o quasi.
Altro che stupratore. Quel quasi di cui
sopra ha un nome e cognome e soprattutto una storia fatta
di sofferenza e di ingiustizie subite. Si chiama Mike Tyson
il re incontrastato dei pesi dei massimi nella seconda metà
degli anni Ottanta. Fra i miti che hanno costellato il mio
immaginario sportivo, se Maradona è la cometa che
mi ha sempre guidato in ogni viaggio fantastico, Tyson è
sicuramente un punto fermo di questo firmamento. Quasi come
Valentino. Fin dal giorno in cui, ancora adolescente, uscì
dall’anonimato di Southington, ghetto nero di Brooklyn
nello stato dell’Ohio, per diventare di lì
a poco re incontrastato della categoria dei pesi massimi
nella seconda metà degli anni Ottanta. E la sua storia
mi conquistò.
A
interromperne la carriera ci si mise una reginetta nera
di nome Desiree (Washington) che dopo essersi intrufolata
nella sua camera d’albergo lo accusò di stupro,
riuscendo a farsi credere dal giudice Patricia Gifford (una
donna…) e farlo condannare (con tanto di pagamento
miliardario) a dieci anni di carcere di cui tre scontati
(dal 1992 al 1995).
Tornando al Teatro Ariston, sono assolutamente certo di
una cosa. Che questo Festival verrà ricordato soprattutto
per l’apparizione di Tyson, di quest’uomo che
è parso tutto, tranne che uno stupratore. Un timidone
grondante di sudore ed emozione davanti a un pubblico diverso
da quello dei bordoring. Un uomo che ha ammesso di non essere
un santo, ma che forse non è nemmeno il diavolo.
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