In questa puntata dell’angolo
non sapevo francamente di cosa parlare. Non perché
non avessi carne sulla brace dei miei pensieri, quanto per
il motivo contrario. Di carne ce ne sarebbe troppa. Dalle
costine alle braciole, dai coscioni di pollo alle salsicce
dalmate che in Croazia chiamano Cevapici.
Di fenomeni cui consegnare le vesti di protagonisti ce ne
sono fin troppi in questo nostro mondo di esauriti che si
chiama tennistavolo.
“Non puoi giocare a ping pong se non hai una buona
dose di pazzia” mi disse un giorno uno che di partite
ne aveva viste tante. Aveva perfettamente ragione. E quel
giorno, constatando che anch’io senza ping pong non
sarei riuscito a sopravvivere, mi resi conto di far parte
di questa variopinta famiglia di squilibrati.
Una mano sporca l’altra. Venendo
al dunque della puntata, comincerei dall’attualità.
Dopo l’elezione di Sciannimanico alla guida della
Fitet del “dopo Bosi”, con tanto di appoggio
della Regione Veneto del prode Trovò previa elezione
a consigliere dell’emissario Visentin, pare che Roma
abbia già ricambiato il favore. Come ? Escludendo
il Crv in maniera incomprensibile e sfacciata dall’organizzazione
dei campionati italiani di quarta, terza, seconda e assoluti
del 2005 che si disputeranno in giugno a Jesolo, discoteca
a cielo aperto, in riva alla sponda veneta dell’Adriatico.
Ottimo emissario, è stata la prima considerazione,
sorta spontanea. E che riconoscenza.
Non son tutti così. L’altra
perla federale di questi giorni arriva dal settore arbitrale.
Sia chiara una cosa: non voglio fare di ogni erba un fascio.
Certo che se un indizio non fa una prova, due cominciano
a preoccupare.
Nel girone d’andata del campionato di serie A2 la
mia società ha preso tre multe. Una per non aver
la palestra uno spogliatoio riservato agli arbitri (bastava
chiedere), l’altra per non aver disposto a bordo campo
il conta punteggio dell’incontro, una terza per non
aver inserito (svista immediatamente rimediabile) nelle
formazioni il nome dell’allenatore. Questo accanimento
terapeutico ci è costato circa 150 euro con la beffa,
che si è aggiunta al danno, che questi signori sono
poi stati nostri ospiti a cena, al termine della partita…
Ma se a dare gli input a questi “burocrati della pallina”
è gente come Grancini, il grande censore delle puntiate
che mi dicono abbia scritto addirittura una lettera all’Ittf
chiedendone l’abolizione, allora bene intendo il motivo
di cotanto zelo.
Lungi da me il voler riaprire il dibattito sulle “gommacce”
(averne in società per migliorare il proprio gioco
d’attacco..), ma dico solo questo: il valore aggiunto
del tennistavolo è quel mare di veterani che lo praticano
fino a un istante prima di esalare l’ultimo respiro,
i quali sono i maggiori fruitori del famigerato materiale.
Probabilmente Grancini, rinverdendo i fasti del Terzo Reich,
vuole eliminare anche i nostri vecchi.
Ma chi ce lo fa fare? L’ultimo pensiero
lo rivolgo a me stesso e al mio amico Ronco. Nel suo “69”,
quello pubblico naturalmente, Fabio fa una riflessione,
poi ripresa dal presidente del Tt Vicenza Goresi (al secolo
Sergio Ceroni), riguardo alla figura del dirigente. Ebbene,
concordo in pieno con le parole di Fabio, ma la mia conclusione
è diversa e cioè questa: ma chi ce lo fa fare
? Che senso ha dare tanto quando vedi che nessuno cerca
di guardare più in là del proprio naso all’interno
della società. Quando lo spirito di gruppo è
tale che in un torneo nazionale non si sente il dovere,
oltrechè il piacere, di rimanere a guardare un compagno
che è andato più avanti di te nel tabellone
? Procuri il materiale per tutti scontato al trenta per
cento e c’è qualcuno che ha il coraggio di
scriverti un sms, per non spendere i soldi di una telefonata,
e dirti (testuali parole): “Ho giusto due cosette
da ordinare, chiamami tu che ti dico cosa mi serve”
!!!
Pensando a gente come Luigi Simeoni che in quel del “Porto”
ha dedicato una vita al tennistavolo per trovarsi a fare
persino il bidello del S. Pancrazio, oggi più che
mai mi chiedo:
Che senso ha ?
Forse alla fine anche noi, caro Fabio, oltre che dei segretari,
siamo soltanto dei burocrati.
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