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 L'angolo di Tonino
 a cura di Antonio Simeone
 MEGLIO TARDI CHE MAI 10-01-2005

Avrei voluto scrivere in occasione del Natale. Ma dovendo parlare anche di Tennistavolo, dell’Assemblea elettiva nazionale e dei nuovi consiglieri, ho preferito non rovinare l’atmosfera con appunti e sottolineature non certamente in sintonia con il clima gioioso regalato dall’arrivo del Bambino.
Avrei voluto farlo in occasione dell’arrivo dell’anno nuovo. Ma sinceramente per me un anno che passa non è una cosa bella. E’ un anno in meno da vivere, e avendo oltrepassato la fatidica barriera dei quaranta, so che sarà un attimo arrivare al capolinea. Augurare Buon Anno mi risulta difficile proprio perché, come dice il Divin Poeta, “del futur non c’è certezza”.
Godiamoci dunque il presente (“Carpe diem”). Questo sì, lo auguro a tutti sereno.
L’esempio. Avrei voluto dirne di cose in questi giorni. Comincio da una delle più belle, il risultatone del nostro Stoyanov. L’esempio di Niagol non è da poco. Non basta avere talento ( e lui ne ha da vendere), ma ci vuole grande impegno per raggiungere ogni risultato. Un ragazzo di 18 anni (quest’anno) che arriva a certi livelli nello sport riuscendo anche ad andare bene a scuola (per giunta il liceo) è davvero la più bella immagine che il tennistavolo italiano possa avere in questo momento.
L’inquietudine. Sicuramente meno bella è quella che arriva dall’alto. Non entro nel merito dei risultati dell’Assemblea, anzi, faccio le mie congratulazioni a un dirigente capace come Sciannimanico che ha dimostrato coi fatti come si porta in alto una società, creando strutture, cultura, comunicazione e diffusione fra i giovani. Resto un po’ perplesso di fronte alla scelta di taluni consiglieri nazionali.
Tanto per essere chiari, vorrei capire la logica dell’elezione di Leopoldo Visentin, che non discuto certamente dal punto di vista umano, ma dirigenziale. Tolto il suo “giocattolo” personale che è la squadra di serie A1, al Duomofolgore (mi dicono gli stessi amici e giocatori trevigiani) non è più rimasto nulla.
Per dimostrare, almeno nel suo nuovo ruolo, di essere un dirigente capace, Visentin ha il dovere morale (e non solo) di riportare un clima tutto nuovo nella nostra (e sua) regione. Vale a dire lavorando per la nascita di un Comitato Veneto che sia di tutte le società, a cominciare da quelle più importanti. E l’Este è sicuramente fra queste. Un Comitato che nasca senza questi presupposti è destinato a spaccare per altri quattro anni il Veneto come ha fatto nel quadriennio appena concluso.
La gioia. Ma il motivo principale di questo angolo di Tonino non è il tennistavolo, bensì una giornata storica. Quella dell’abolizione del fumo, a partire da oggi, da tutti i locali pubblici. Personalmente odio i fumatori (soprattutto quelli maleducati e prepotenti) più dei talebani e degli stupratori. Più dei pirati della strada, più degli usurai. Più dei giocatori delle tre carte (che una volta mi hanno anche fregato alla stazione di servizio di Rovato). Più dei finanzieri e degli interessi bancari. Più di tutto. Un giorno, in un momento di lucida follia, avevo pensato di promuovere una pubblica sottoscrizione per istituire la pena di morte per loro, da convertire poi in ergastolo per gli amici. E il motivo per cui non sopporto il fumo, non è salutistico. Anche se nel nostro paese lo Stato spende per curare le malattie derivate dal fumo una cifra quattro volte superiore a quella guadagnata con la vendita dei tabacchi.
Appena lo sento mi viene mal di testa. Anche l’odore di una persona che ha appena fumato mi è insopportabile. Non vorrei nemmeno se me la regalassero una macchina di un fumatore. Il tragitto da casa mia alla palestra, l’altro giorno, nella Peugeot di Ricki Magilla è stato un tormento.
In America so che è vietato fumare anche all’aperto. Mi piacerebbe lo fosse anche in Italia. Intanto mi godo questo momento storico che voglio dedicare a chi, come me, ha combattuto in questi anni una battaglia quasi impossibile, lottando contro i mulini a vento dell’ignoranza, della prepotenza e della stupidità.

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