Avrei voluto scrivere in
occasione del Natale. Ma dovendo parlare anche di Tennistavolo,
dell’Assemblea elettiva nazionale e dei nuovi consiglieri,
ho preferito non rovinare l’atmosfera con appunti
e sottolineature non certamente in sintonia con il clima
gioioso regalato dall’arrivo del Bambino.
Avrei voluto farlo in occasione dell’arrivo dell’anno
nuovo. Ma sinceramente per me un anno che passa non è
una cosa bella. E’ un anno in meno da vivere, e avendo
oltrepassato la fatidica barriera dei quaranta, so che sarà
un attimo arrivare al capolinea. Augurare Buon Anno mi risulta
difficile proprio perché, come dice il Divin Poeta,
“del futur non c’è certezza”.
Godiamoci dunque il presente (“Carpe diem”).
Questo sì, lo auguro a tutti sereno.
L’esempio. Avrei voluto dirne di
cose in questi giorni. Comincio da una delle più
belle, il risultatone del nostro Stoyanov. L’esempio
di Niagol non è da poco. Non basta avere talento
( e lui ne ha da vendere), ma ci vuole grande impegno per
raggiungere ogni risultato. Un ragazzo di 18 anni (quest’anno)
che arriva a certi livelli nello sport riuscendo anche ad
andare bene a scuola (per giunta il liceo) è davvero
la più bella immagine che il tennistavolo italiano
possa avere in questo momento.
L’inquietudine. Sicuramente meno
bella è quella che arriva dall’alto. Non entro
nel merito dei risultati dell’Assemblea, anzi, faccio
le mie congratulazioni a un dirigente capace come Sciannimanico
che ha dimostrato coi fatti come si porta in alto una società,
creando strutture, cultura, comunicazione e diffusione fra
i giovani. Resto un po’ perplesso di fronte alla scelta
di taluni consiglieri nazionali.
Tanto per essere chiari, vorrei capire la logica dell’elezione
di Leopoldo Visentin, che non discuto certamente dal punto
di vista umano, ma dirigenziale. Tolto il suo “giocattolo”
personale che è la squadra di serie A1, al Duomofolgore
(mi dicono gli stessi amici e giocatori trevigiani) non
è più rimasto nulla.
Per dimostrare, almeno nel suo nuovo ruolo, di essere un
dirigente capace, Visentin ha il dovere morale (e non solo)
di riportare un clima tutto nuovo nella nostra (e sua) regione.
Vale a dire lavorando per la nascita di un Comitato Veneto
che sia di tutte le società, a cominciare da quelle
più importanti. E l’Este è sicuramente
fra queste. Un Comitato che nasca senza questi presupposti
è destinato a spaccare per altri quattro anni il
Veneto come ha fatto nel quadriennio appena concluso.
La gioia. Ma il motivo principale di questo
angolo di Tonino non è il tennistavolo, bensì
una giornata storica. Quella dell’abolizione del fumo,
a partire da oggi, da tutti i locali pubblici. Personalmente
odio i fumatori (soprattutto quelli maleducati e prepotenti)
più dei talebani e degli stupratori. Più dei
pirati della strada, più degli usurai. Più
dei giocatori delle tre carte (che una volta mi hanno anche
fregato alla stazione di servizio di Rovato). Più
dei finanzieri e degli interessi bancari. Più di
tutto. Un giorno, in un momento di lucida follia, avevo
pensato di promuovere una pubblica sottoscrizione per istituire
la pena di morte per loro, da convertire poi in ergastolo
per gli amici. E il motivo per cui non sopporto il fumo,
non è salutistico. Anche se nel nostro paese lo Stato
spende per curare le malattie derivate dal fumo una cifra
quattro volte superiore a quella guadagnata con la vendita
dei tabacchi.
Appena lo sento mi viene mal di testa. Anche l’odore
di una persona che ha appena fumato mi è insopportabile.
Non vorrei nemmeno se me la regalassero una macchina di
un fumatore. Il tragitto da casa mia alla palestra, l’altro
giorno, nella Peugeot di Ricki Magilla è stato un
tormento.
In America so che è vietato fumare anche all’aperto.
Mi piacerebbe lo fosse anche in Italia. Intanto mi godo
questo momento storico che voglio dedicare a chi, come me,
ha combattuto in questi anni una battaglia quasi impossibile,
lottando contro i mulini a vento dell’ignoranza, della
prepotenza e della stupidità.
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