| QUELLA
TESTA LUCIDA COME UNA PERLA |
10-11-2004 |
Nell’angolo di questa settimana ho trovato un po’
di polvere. Colpa mia che non l’ho aggiornato allo scadere
del settimo giorno, come avrei voluto. Soltanto un po’
di polvere, fortunatamente, e allora prima di trovare anche
una ragnatela eccomi qui a scrivere qualcosa per gli amici
del tennistavolo e del sito della Perla.
Oggi è giornata di campionato per la squadra di serie
A1, in terra atestina è di scena la corazzata Castelgoffredo,
plurititolato squadrone onore di un paese dove il “ping
pong” è quasi un fenomeno di massa. Una certa
delusione, a questo proposito, l’ho provata sabato scorso
nel vedere gli spalti quasi deserti in occasione dell’incontro
di coppa. “Magari - ho pensato - ci sarà un’epidemia
di influenza”. Ma il fenomeno resta.
E
a proposito di fenomeni, proprio in occasione dell’incontro
di questa sera, vorrei dedicare questa puntata dell’angolo
a un amico fraterno. Sto parlando di Fabio Roncolato, anima,
cuore e (incredibile!) cervello di un altro fenomeno del tennistavolo
scoppiato proprio in terra veneta, ai piedi dei Colli Euganei.
Il nome dello sponsor principale dell’Este 91, La Perla,
non è casuale, perché la lucentezza di quest’ultima
richiama quella della testa splendidamente lucida del personaggio
in questione.
La prima volta che lo conobbi penso sia stata nel 1983 a Vicenza,
palestra della Leoniana. Se non ricordo male persi proprio
con un ragazzino nevrastenico e anche un po’ schizzato
che aveva una rabbia in corpo non comune ai ragazzini della
sua età. Avevo appena cominciato a giocare a livello
Fitet e penso che non sapessi ancora cosa fosse un topspin
e tanto meno un block. Lui invece era già un piccolo
attaccante piuttosto talentuoso. In una parola, mi impressionò.
Lo rividi qualche tempo dopo insultare a un altro torneo un
certo Tonino Russo che gli aveva rubato la partita servendo
una palla “umida” sul 20 pari in bella. Il piccolino
schiumava rabbia nei confronti di quel “vecchio”
che cercava di scusarsi,come un commerciante di Forcella che
ti ha appena venduto un trasformatore che invece dei circuiti
al suo interno contiene solamente sabbia.
Di acqua sotto i ponti, da allora, ne è passata tanta.
Come non ricordare le sfide in doppio tra me e Renzo Renso
contro lui in coppia con i vari Gambarin, Cibin, Perencin,
e soprattutto Emanuel Crivellaro. Che tempi. Per farla breve,
diventato adulto (ma lo è davvero?), dopo un paio di
parentesi semi-professionistiche in quel di Marostica e Adria,
Ronco si è anche responsabilizzato nella sua città.
E qui ha costruito la favola più bella, una società
che ormai non solo il Veneto ma tutta Italia gli invidia.
Certo, il fenomeno è anche frutto di un grande lavoro
di gruppo dove Gianfri Zanetti (una vita per il ping pong),
gli altri appassionati dirigenti, e il gruppo dei giovani
guidato da Stefano Selmi ci hanno messo tutti del loro. Ma
è innegabile che senza Fabio, il suo grande carattere,
le sue capacità, la sua generosità e la sua
ambizione la creatura non sarebbe cresciuta così bella
e forte.
So
che per Ronco questa è la stagione al tempo stesso
più importante e più sofferta. Importante perché
essere il capitano di una squadra così, in serie A1,
non è soddisfazione da poco. Sofferta perché,
conoscendolo, so che avrebbe preferito giocare e divertirsi
in una categoria a lui più consona.
La società gli ha imposto questo sacrificio e lui non
si è tirato indietro. Così, dopo Mondello, oggi
gli toccherà Tosic. Sognare un suo punto non è
vietato, perché anche la Grecia aveva fatto lo stesso
alla vigilia dell’Europeo di calcio.
Non dovesse farne nemmeno uno al termine del campionato, senza
nulla togliere a quei grandi giocatori che sono Sun Jun, Marmurek,
Stoianov e Marzocchi, l’applauso più lungo sarà
comunque per lui.
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