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 RONCO69
 a cura di Fabio Roncolato

ATLETA, ALLENATORE O DIRIGENTE?

5-11-2004


Ho 35 anni e mi trovo in una posizione di completa indecisione sul mio futuro pongistico. Mi ritrovo, spesso, a confrontarmi con atleti di tennistavolo con i quali sono più o meno coetaneo e di pari valore agonistico e loro come il sottoscritto si dividono fra tre mansioni che sono quelle di atleta, allenatore e dirigente.
Per il sottoscritto il tennistavolo è un hobby e "un'amore" al quale ho dedicato parecchie ore del mio tempo libero, ma dal quale non pretendo alcun futuro di alto livello, anche perchè le mie aspettattive tecniche non possono andare oltre. In poche parole sono ben consapevole d'aver raggiunto il massimo date le mie potenzialità. Nonostante tutto questo non riesco a staccarmi dal sudare sopra quel tavolo, dal confronto agonistico, dalla soddisfazione nel vedere eseguito un bel controtop (il block non lo so fare). Eh, si! L'atleta è ancora vivo dentro di me, ma allo stesso tempo, mi scontro con esigenze societarie che non collimano con i miei propositi agonistici. Nel 1991 quando si costituì l' A.S. T.T. 91 Este, fui tra coloro che contribuirono a livello dirigenziale ad iniziare questa avventura, anche se andai a giocare in altre società. Nel '94 entrai anch'io come giocatore nella società di Este che nel frattempo aveva acquisito il titolo di serie B, e continuai a sdoppiarmi tra l'atleta e il dirigente. Dopo dieci anni il club di cui faccio parte è una realtà completamente diversa, è cresciuta moltissimo e con l'avvento della A1 il pensare di fare sia il dirigente che il giocatore diventa quasi improponibile. Allora dirigente?
A tutto ciò va aggiunto che la squadra di A1 mi vede come allenatore e quando noti che giocatori come Marmurek, Sun, Stoyanov o Marzocchi hanno fiducia in ciò che gli suggerisci da bordo campo, non puoi non renderti conto dell'importanza che rivesti per la squadra e ciò sicuramente ti rende orgoglioso. Pensate che Niagol, sabato scorso a Guspini, al termine del suo match con Di Fiore, mentre eravamo in panchina, mi dice:"sei stato perfetto in quello che mi hai detto". Sapendo qual'è il primo allenatore di Niagol, cioè babbo Ivan, non posso che essere lusingato dalle parole del mio compagno di squadra. Allora allenatore o dirigente?
Sicuramente sono consapevole che il campionato di A1 non c'entra nulla con l'atleta Roncolato e che quando mi trovo a giocare solo gli incontri per così dire "impossibili", contro Mondello o Tosic per esempio, mi diverto anche poco. D'altra parte mi rendo anche conto che in un secondo tavolo in A2 potrei ancora dare il mio modesto contributo, e che quando l'amico Tonino e il presidente Ceroni mi chiesero di andare a fare la A2 a Vicenza ne fui molto tentato, oltre che grato per la fiducia che riponevano nel sottoscritto, e certamente l'atleta avrebbe goduto di una stagione agonistica al quanto interessante e divertente. Ma allora atleta, allenatore o dirigente?
Il quesito continua a riproporsi più insistente che mai e personalmente ho delle difficoltà a dargli delle risposte chiare. Abbandonare una propria creatura per continuare a fare l'atleta, o fare l'allenatore di A1 e perchè no anche del settore giovanile accantonando le scene agonistiche, o fare il dirigente a tempo pieno cercando di far crescere sempre più il tuo club ma al tempo stesso tralasciando il campo da gioco. Ciò che mi sento di affermare con sicurezza è che non ci si può dividere in due o tre ruoli, non in una società organizzata come la nostra dove gli impegni e le incombenze sono molteplici. E comunque dobbiamo anche ricordarci che per il sottoscritto questo rimane e rimarrà solamente un hobby, al quale vanno affiancate una famiglia e un'attività lavorativa.
Con questa mia auto-analisi spero di non avervi troppo annoiato e ad ogni modo mi auguro, se non altro, che alcuni giocatori, non professionisti, che hanno mille pretese per fare un campionato con una società rispetto ad un'altra si rendano conto che vi sono una serie di persone che si adoperano tutti i giorni per dargli tutti gli agi possibili al fine che costoro pensino esclusivamente a giocare.
Nel ringraziare tutti i dirigenti che ho avuto e che continuo ad avere nella mia carriera pongistica credo che tale argomento possa essere lo spunto per una attenta riflessione da parte di tutti.
Un saluto a tutto il mondo pongistico.
Fabio Roncolato.
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