Ho 35 anni e mi trovo in una posizione di completa indecisione
sul mio futuro pongistico. Mi ritrovo, spesso, a confrontarmi
con atleti di tennistavolo con i quali sono più o meno
coetaneo e di pari valore agonistico e loro come il sottoscritto
si dividono fra tre mansioni che sono quelle di atleta, allenatore
e dirigente.
Per il sottoscritto il tennistavolo è un hobby e "un'amore"
al quale ho dedicato parecchie ore del mio tempo libero, ma dal
quale non pretendo alcun futuro di alto livello, anche perchè
le mie aspettattive tecniche non possono andare oltre. In poche
parole sono ben consapevole d'aver raggiunto il massimo date le
mie potenzialità. Nonostante tutto questo non riesco a
staccarmi dal sudare sopra quel tavolo, dal confronto agonistico,
dalla soddisfazione nel vedere eseguito un bel controtop (il block
non lo so fare). Eh, si! L'atleta è ancora vivo dentro
di me, ma allo stesso tempo, mi scontro con esigenze societarie
che non collimano con i miei propositi agonistici. Nel 1991 quando
si costituì l' A.S. T.T. 91 Este, fui tra coloro che contribuirono
a livello dirigenziale ad iniziare questa avventura, anche se
andai a giocare in altre società. Nel '94 entrai anch'io
come giocatore nella società di Este che nel frattempo
aveva acquisito il titolo di serie B, e continuai a sdoppiarmi
tra l'atleta e il dirigente. Dopo dieci anni il club di cui faccio
parte è una realtà completamente diversa, è
cresciuta moltissimo e con l'avvento della A1 il pensare di fare
sia il dirigente che il giocatore diventa quasi improponibile.
Allora dirigente?
A tutto ciò va aggiunto che la squadra di A1 mi vede come
allenatore e quando noti che giocatori come Marmurek, Sun, Stoyanov
o Marzocchi hanno fiducia in ciò che gli suggerisci da
bordo campo, non puoi non renderti conto dell'importanza che rivesti
per la squadra e ciò sicuramente ti rende orgoglioso. Pensate
che Niagol, sabato scorso a Guspini, al termine del suo match
con Di Fiore, mentre eravamo in panchina, mi dice:"sei stato
perfetto in quello che mi hai detto". Sapendo qual'è
il primo allenatore di Niagol, cioè babbo Ivan, non posso
che essere lusingato dalle parole del mio compagno di squadra.
Allora allenatore o dirigente?
Sicuramente sono consapevole che il campionato di A1 non c'entra
nulla con l'atleta Roncolato e che quando mi trovo a giocare solo
gli incontri per così dire "impossibili", contro
Mondello o Tosic per esempio, mi diverto anche poco. D'altra parte
mi rendo anche conto che in un secondo tavolo in A2 potrei ancora
dare il mio modesto contributo, e che quando l'amico Tonino e
il presidente Ceroni mi chiesero di andare a fare la A2 a Vicenza
ne fui molto tentato, oltre che grato per la fiducia che riponevano
nel sottoscritto, e certamente l'atleta avrebbe goduto di una
stagione agonistica al quanto interessante e divertente. Ma allora
atleta, allenatore o dirigente?
Il quesito continua a riproporsi più insistente che mai
e personalmente ho delle difficoltà a dargli delle risposte
chiare. Abbandonare una propria creatura per continuare a fare
l'atleta, o fare l'allenatore di A1 e perchè no anche del
settore giovanile accantonando le scene agonistiche, o fare il
dirigente a tempo pieno cercando di far crescere sempre più
il tuo club ma al tempo stesso tralasciando il campo da gioco.
Ciò che mi sento di affermare con sicurezza è che
non ci si può dividere in due o tre ruoli, non in una società
organizzata come la nostra dove gli impegni e le incombenze sono
molteplici. E comunque dobbiamo anche ricordarci che per il sottoscritto
questo rimane e rimarrà solamente un hobby, al quale vanno
affiancate una famiglia e un'attività lavorativa.
Con questa mia auto-analisi spero di non avervi troppo annoiato
e ad ogni modo mi auguro, se non altro, che alcuni giocatori,
non professionisti, che hanno mille pretese per fare un campionato
con una società rispetto ad un'altra si rendano conto che
vi sono una serie di persone che si adoperano tutti i giorni per
dargli tutti gli agi possibili al fine che costoro pensino esclusivamente
a giocare.
Nel ringraziare tutti i dirigenti che ho avuto e che continuo
ad avere nella mia carriera pongistica credo che tale argomento
possa essere lo spunto per una attenta riflessione da parte di
tutti.
Un saluto a tutto il mondo pongistico.
Fabio Roncolato.