ANEDDOTI
Quante volte abbiamo sentito pronunciare la seguente frase all'interno
di un palasport dove si svolgeva un torneo:"Uno così
poteva giocare solo a tennistavolo". Questo fa capire il
livello di estroversità che è presente in questo
mondo e, a proposito del quale, vi voglio elencare una serie
di fatti accaduti negli ultimi decenni di agonismo pongistico.
Mi scuso sin da ora se non sarò preciso nelle date e
nei nomi dei protagonisti, ma di anni ne sono passati e la memoria
non è infallibile. Garantisco comunque sulla veridicità
degli eventi.
Piovono racchette
Torneo nazionale di 3^ categoria a Padova, al palasport Arcella,
fine anni ottanta. Gioca Giri Matteo contro un'atleta di cui
non ricordo il nome, con arbitro Antonio Arisi. Il bravo Giri
sta vincendo l'incontro per 20 a 14 al terzo e decisivo set,
quando subisce la rimonta dell'avversario e perde per 22 a 20.
Sbagliato l'ultimo punto e lancia la racchetta verso l'alto,
non esagero se dico almeno 7-8 metri e va a dare la mano all'avversario,
disinteressandosi dell'attrezzo. Le persone sugli spalti, tra
cui il sottoscritto, osservano la racchetta e, accompagnandola
con un ooooh! di stupore, la vedono infrangersi sul buon Arisi
che stava scrivendo il risultato finale sul referto. Risultato:
qualche punto di sutura alla testa di Arisi ed ammonizione per
Giri.
Riflessi
Torneo regionale a Verona, anni 80, si affrontano Antonio Simeone
con Vinciguerra, nel singolo 3^ categoria. Inizia l'incontro
e dopo alcuni punti Vinciguerra invita Simeone a togliersi la
catenina d'oro, perchè a suo dire gli procura un fastidioso
riflesso. Pronta la risposta di Antonio che dice al suo avversario
di giocare con un berretto in testa perchè lui ha lo
stesso problema di riflessi dovuto alla pelata dell'avversario.
Gli occhiali
Campionato di serie C, partita Ferrara contro Este. Il giocatore
atestino Edgar Crivellaro gioca contro un'atleta di casa che
porta un paio di occhiali da vista. Dopo pochi punti Edgar stecca
un top di diritto e la palla colpisce gli occhiali del suo avversario
con una lente che cade sul tavolo. Alcuni minuti di interruzione
e la lente viene rimessa al suo posto ed il gioco riprende,
altro scambio, altro top steccato da Crivellaro e la palla che
va ad impattare gli occhiali dell'avversario con entrambe le
lenti che si staccano. Risultato: l'atleta ferrarese va negli
spogliatoi e ritorna con il casco della moto in testa.
Magie
Sempre in quel di Ferrara, campionato di serie B2. Crivellaro
Emanuel (fratello di Edgar) gioca contro Mugellini. Serve Crivellaro
che fa un servizio alla cinese corto lungolinea, la palla fa
il primo rimbalzo, mentre il secondo sul tavolo dell'avversario
si affloscia e si ferma, come se avesse atterrato sull'acqua,
senza fare il minimo rimbalzo. Stupore generale. Nessuno sa
ancora oggi cosa c'era sopra quel tavolo.
Doppi pericolosi
Due giovani atleti dell'Este stavano facendo una partita di
doppio. L'uno mancino, Andrea Pavan, l'altro destroso, Filippo
Scavazza. In uno scambio concitato il mancino Andrea va a schiacciare
di diritto, ma invece d'impattare la palla trova la testa del
povero Filippo. L'ovale della racchetta di Pavan vola all'altro
capo della palestra con il manico che gli rimane in mano, mentre
Scavazza con le mani in testa si ritrova un grosso bernoccolo
sul capo.
Auto o treno
Campionati Italiani a Napoli, metà anni 90. Dobbiamo
partire: Antonio Simeone, Giri Matteo ed il sottoscritto. Il
problema è che io non voglio andare in auto perchè
la nomea della città campana non è delle migliori
per chi possiede una macchina un po' costosa, propongo così
di andare in treno. Matteo è d'accordo con me, ma arriva
Antonio che dice di andare con la sua macchina che è
una vecchia Fiat Uno diesel tutta ammaccata, che nessuno noterà.
Partiamo con la Uno al mattino presto, in ritardo per colpa
di Tonino (come al solito), e con lui che non supera mai i 90
km/h in autostrada. Alle ore 14:00 Matteo ed io dobbiamo giocare
il doppio,così all'altezza di Arezzo, diciamo a Tonino
che forse è stanco di guidare e lo convinciamo a farci
condurre l'auto con notevole cambio di velocità. Arriviamo
al palasport giusti in tempo per il doppio. La sera ci rechiamo
in albergo ad Agnano e per la cena prendiamo l'auto per andare
in centro a Napoli. Lungo un corso alberato la macchina si spegne
in corsa ed una volta fermi non da segni di vita. Troviamo il
classico parcheggiatore abusivo che ci indica un'officina nella
quale ci dicono che il motore è andato. Risultato: dopo
tre giorni arriviamo in stazione dei treni a Monselice con noi
che scendiamo dal treno con le targhe della macchina che fuoriescono
dalla borsa di Antonio. L'auto non è più tornata.
Harkany
Per chi non lo avesse fatto, Vi invito a leggere questo episodio
(cliccando QUI)
magistralmente narrato da Sten. E' l'apoteosi di una trasferta.
Per coloro che volessero narrare altri aneddoti pongistici,
saremo ben lieti di pubblicarli.
Per la serie "poteva solo giocare a ping-pong".