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 RONCO69
 a cura di Fabio Roncolato
ANDEDDOTI

29/09/2006

ANEDDOTI

Quante volte abbiamo sentito pronunciare la seguente frase all'interno di un palasport dove si svolgeva un torneo:"Uno così poteva giocare solo a tennistavolo". Questo fa capire il livello di estroversità che è presente in questo mondo e, a proposito del quale, vi voglio elencare una serie di fatti accaduti negli ultimi decenni di agonismo pongistico. Mi scuso sin da ora se non sarò preciso nelle date e nei nomi dei protagonisti, ma di anni ne sono passati e la memoria non è infallibile. Garantisco comunque sulla veridicità degli eventi.

Piovono racchette
Torneo nazionale di 3^ categoria a Padova, al palasport Arcella, fine anni ottanta. Gioca Giri Matteo contro un'atleta di cui non ricordo il nome, con arbitro Antonio Arisi. Il bravo Giri sta vincendo l'incontro per 20 a 14 al terzo e decisivo set, quando subisce la rimonta dell'avversario e perde per 22 a 20. Sbagliato l'ultimo punto e lancia la racchetta verso l'alto, non esagero se dico almeno 7-8 metri e va a dare la mano all'avversario, disinteressandosi dell'attrezzo. Le persone sugli spalti, tra cui il sottoscritto, osservano la racchetta e, accompagnandola con un ooooh! di stupore, la vedono infrangersi sul buon Arisi che stava scrivendo il risultato finale sul referto. Risultato: qualche punto di sutura alla testa di Arisi ed ammonizione per Giri.

Riflessi
Torneo regionale a Verona, anni 80, si affrontano Antonio Simeone con Vinciguerra, nel singolo 3^ categoria. Inizia l'incontro e dopo alcuni punti Vinciguerra invita Simeone a togliersi la catenina d'oro, perchè a suo dire gli procura un fastidioso riflesso. Pronta la risposta di Antonio che dice al suo avversario di giocare con un berretto in testa perchè lui ha lo stesso problema di riflessi dovuto alla pelata dell'avversario.

Gli occhiali
Campionato di serie C, partita Ferrara contro Este. Il giocatore atestino Edgar Crivellaro gioca contro un'atleta di casa che porta un paio di occhiali da vista. Dopo pochi punti Edgar stecca un top di diritto e la palla colpisce gli occhiali del suo avversario con una lente che cade sul tavolo. Alcuni minuti di interruzione e la lente viene rimessa al suo posto ed il gioco riprende, altro scambio, altro top steccato da Crivellaro e la palla che va ad impattare gli occhiali dell'avversario con entrambe le lenti che si staccano. Risultato: l'atleta ferrarese va negli spogliatoi e ritorna con il casco della moto in testa.

Magie
Sempre in quel di Ferrara, campionato di serie B2. Crivellaro Emanuel (fratello di Edgar) gioca contro Mugellini. Serve Crivellaro che fa un servizio alla cinese corto lungolinea, la palla fa il primo rimbalzo, mentre il secondo sul tavolo dell'avversario si affloscia e si ferma, come se avesse atterrato sull'acqua, senza fare il minimo rimbalzo. Stupore generale. Nessuno sa ancora oggi cosa c'era sopra quel tavolo.

Doppi pericolosi
Due giovani atleti dell'Este stavano facendo una partita di doppio. L'uno mancino, Andrea Pavan, l'altro destroso, Filippo Scavazza. In uno scambio concitato il mancino Andrea va a schiacciare di diritto, ma invece d'impattare la palla trova la testa del povero Filippo. L'ovale della racchetta di Pavan vola all'altro capo della palestra con il manico che gli rimane in mano, mentre Scavazza con le mani in testa si ritrova un grosso bernoccolo sul capo.

Auto o treno
Campionati Italiani a Napoli, metà anni 90. Dobbiamo partire: Antonio Simeone, Giri Matteo ed il sottoscritto. Il problema è che io non voglio andare in auto perchè la nomea della città campana non è delle migliori per chi possiede una macchina un po' costosa, propongo così di andare in treno. Matteo è d'accordo con me, ma arriva Antonio che dice di andare con la sua macchina che è una vecchia Fiat Uno diesel tutta ammaccata, che nessuno noterà. Partiamo con la Uno al mattino presto, in ritardo per colpa di Tonino (come al solito), e con lui che non supera mai i 90 km/h in autostrada. Alle ore 14:00 Matteo ed io dobbiamo giocare il doppio,così all'altezza di Arezzo, diciamo a Tonino che forse è stanco di guidare e lo convinciamo a farci condurre l'auto con notevole cambio di velocità. Arriviamo al palasport giusti in tempo per il doppio. La sera ci rechiamo in albergo ad Agnano e per la cena prendiamo l'auto per andare in centro a Napoli. Lungo un corso alberato la macchina si spegne in corsa ed una volta fermi non da segni di vita. Troviamo il classico parcheggiatore abusivo che ci indica un'officina nella quale ci dicono che il motore è andato. Risultato: dopo tre giorni arriviamo in stazione dei treni a Monselice con noi che scendiamo dal treno con le targhe della macchina che fuoriescono dalla borsa di Antonio. L'auto non è più tornata.

Harkany
Per chi non lo avesse fatto, Vi invito a leggere questo episodio (cliccando QUI) magistralmente narrato da Sten. E' l'apoteosi di una trasferta.

Per coloro che volessero narrare altri aneddoti pongistici, saremo ben lieti di pubblicarli.
Per la serie "poteva solo giocare a ping-pong".

  

Articoli precedenti:

Atleta, dirigente o allenatore

Gratitudine pongistica

Cronaca di un'assemblea veneta

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Ostracismo o incompetenza?

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